Siamo nel 1942 e l’esercito Italiano è impegnato nella campagna di Russia. Il protagonista del film, l’uomo della croce, è il cappellano militare del reparto (il film è dedicato dal regista, Roberto Rossellini a tutti i cappellani militari della Seconda Guerra Mondiale).
Un reparto di carri armati dopo uno scontro con il nemico riceve l’ordine di spostarsi. Uno dei carristi, ferito, non può essere spostato e deve essere lasciato al suo destino. Il cappellano decide di rimanere con lui e i due vengono presi prigionieri dai Russi.
Dopo una prima fuga si rifugiano in una capanna, affollata di donne e bambini. Di nuovo arrivano i Russi e si scatena una battaglia, proprio contro i reparti italiani, con la casa sottoposta al fuoco.
L’eroico cappellano, al prezzo della vita, riesce a portare i salvo i feriti, le donne e i bambini.
Tipico esempio della propaganda italiana il film tende a presentare il lato umano dei soldati in guerra. L’eroismo sta nel salvare le persone non tanto nello sconfiggere i nemici. Con tutto il rispetto per Rossellini è un film poco più che mediocre, con qualche scene strappalacrime e tutti i costi e molta poca sostanza, molto poco interessante.
Informazioni aggiuntive
- Titolo originale: L’uomo della croce
- Paese di produzione: Italia
- Regia: Roberto Rossellini
- Anno: 1943
- Durata minuti: 88
- Interpreti: Alberto Tavazzi, Attilio Dottesio, Roswitha Schmidt